L’installazione del Coordinamento Donne Spi Cgil di Foggia per il 25 novembre

L’installazione del Coordinamento Donne Spi Cgil di Foggia per il 25 novembre

A margine della intensa serata organizzata con le donne della Cgil, Auser e Link, il Coordinamento Donne Spi Cgil ha voluto celebrare la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne con una installazione sulla facciata della Camera del Lavoro di Foggia, in via della Repubblica.
Un drappo simbolico con il colore rosso della Cgil, punteggiato da farfalle che ricordano le tre sorelle Mirabal, massacrate dalla dittatura dominicana e da una fila di scarpette rosse, in memoria di tutte le altre sorelle uccise da una mano omicida.
L’allestimento è stato curato da Concetta Cianci e Pina Delli Carri.
Un bel modo per ricordare. Un bel contributo per estirpare dal mondo il seme velenoso della violenza e del femminicidio.

Bovino dedica il suo parco a Liliana Rossi

Bovino dedica il suo parco a Liliana Rossi

Alla memoria di Liliana Rossi, violinista e pioniera dell’emancipazione femminile”. Con questa motivazione, la Città di Bovino ha dedicato il suo parco comunale all’indimenticabile figura della musicista ed insegnante, immortalata da Michele Placido quale eroina del film “Del Perduto amore”. La cerimonia inaugurale si è svolta il 4 novembre 2022, in occasione del novantesimo anniversario della nascita di Liliana Rossi.

Nel video di Matteo Carella, il discorso di ringraziamento pronunciato dal sen. Angelo Rossi, fratello di Liliana.

Di Vittorio, il valore del lavoro

Di Vittorio, il valore del lavoro

Il 2022 è un anno particolare, nel quale ricorrono il 65° anniversario della morte di Giuseppe Di Vittorio, ma anche i 130 anni dalla sua nascita e i 100 anni dalla difesa dall’assalto dei fascisti della Camera del Lavoro di Bari che lui capeggiò da bracciante autodidatta.

La Cgil e il Comitato Anime Resistenti gli hanno reso omaggio in occasione dell’anniversario della sua scomparsa, con un giornata ricca di eventi e iniziative. Il 3 novembre 2022 (il grande sindacalista morì a Lecco il 3 novembre 1957) in mattinata la cerimonia davanti al cippo che ricorda il primo luogo di lavori di “Peppino”, giovanissimo bracciante agricolo, presso la Masseria Cirillo ad Ortanova, con la partecipazione di Maurizio Landini, segretario generale Cgil, e Ivan Pedretti, Segretario Generale Spi Cgil che hanno presenziato a tutte le iniziative della intensa giornata.

Successivamente è stata deposta una corona di fiori davanti al Murale Di Vittorio, in piazza Libertà a Cerignola. Quindi l’incontro con gli studenti del Liceo Artistico “Sacro Cuore” che hanno realizzato diverse opere sul loro illustre concittadino, premiate in serata durante l’iniziativa che si è svolta al Teatro Mercadante (la foto che illustra l’articolo si riferisce al momento della premiazione).

Nel pomeriggio, dopo l’incontro con lavoratori e pensionati presso la Camera del Lavoro, introdotto da Gianni Marinaro, coordinatore della Cgil di Cerignola, al Teatro Mercante una tavola rotonda sul tema della giornata Giuseppe Di Vittorio, il valore del lavoro. Dopo i saluti del sindaco di Cerignola, Francesco Bonito, e del segretario generale della Camera del Lavoro di Foggia, Maurizio Carmeno, si è svolta una appassionata ed approfondita riflessione a più voci introdotta dal segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo.

Sono quindi intervenuti il segretario generale dello Spi Cgil, Ivan Pedretti, il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni, la presidente del Consiglio regionale della Puglia, Loredana Capone, la docente di Diritto del Lavoro, Stella Laforgia, la studentessa e coordinatrice di Link Foggia, Francesca Stella.

Nel corso dell’iniziativa sono state presentate letture sceniche dei discorsi di Di Vittorio e la premiazione delle opere realizzate dagli studenti del Liceo Artistico “Sacro Cuore”. Le conclusioni sono state svolte dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

Qui sotto potete guardare il video della cerimonia che si è svolta in mattinata alla Masseria Cirillo, con gli interventi di Landini, Pedretti e le lettura dell’attore Stefano Corsi, direttore artistico del Teatro della Polvere.

A quattro anni dalla scomparsa Vincenzo Giusto: una vita per i lavoratori e la democrazia

A quattro anni dalla scomparsa Vincenzo Giusto: una vita per i lavoratori e la democrazia

Vincenzo Giusto, nasce ad Ascoli Satriano il 4 novembre 1931. Dopo aver conseguito la licenza elementare, è costretto ad abbandonare la scuola per cercare lavoro. Fa le prime esperienze lavorative nel settore agricolo e successivamente lavora come manovale. Per un anno emigra in Svizzera e in Germania.

         Agli inizi degli anni ’50 si avvicina alla politica iscrivendosi al PCI, di cui diventerà segretario di sezione, e al sindacato della CGIL. Partecipa alle lotte, nel corso delle quali subisce anche una ingiusta detenzione per resistenza aggravata, ma alla fine è pienamente assolto.

         Nei primi anni ’60 viene nominato segretario della Camera del lavoro di Ascoli Satriano, che guiderà per molti anni con grande passione, conseguendo risultati significativi in termini di iscritti e di conquiste.

Sono le lotte per l’utilizzo del metano, per l’irrigazione e le trasformazioni colturali nonché per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro che dalla seconda metà degli anni ’60 consacrano Giusto come un dirigente sindacale fortemente legato ai lavoratori e capace di assumere iniziative e rappresentare al meglio le istanze e le aspirazioni della sua città e della zona del Subappennino.

         È uno dei principali animatori del movimento di popolo per lo sfruttamento in loco del metano, dando prova di combattività, di unità e di intelligenza politica. Un movimento che sarà frustrato nelle sue aspettative dalle deludenti risposte dei vari governi.

Il sindacalista ascolano non soltanto si distingue nelle lotte sindacali, nella difesa dei diritti dei lavoratori (pensioni, tutele, ingaggio, indennità di malattia, ecc.) e nell’impegno per lo sviluppo e la crescita dell’occupazione all’interno  del territorio in cui si trova ad operare, ma partecipa anche ai più significativi momenti nazionali  per l’affermazione dei nuovi diritti civili (divorzio, ecc.) e per la difesa della democrazia dal terrorismo fascista e brigatista e dall’attacco mafioso  sviluppatosi in molte regioni.

         Per oltre 40 anni Giusto è stato un punto di riferimento solido per il movimento sindacale della Capitanata battendosi sempre per tenere unite le diverse componenti, consapevole che nell’unità sta la forza del mondo del lavoro.

         Si spegne ad Ascoli Satriano il 16 ottobre 2018.

I cent’anni di Nicola D’Imperio

I cent’anni di Nicola D’Imperio

Un secolo dalla parte della gente, dei lavoratori, degli umili. Circondato da parenti, compagni di lotta e amici, Nicola D’Imperio, grande figura di sindacalista di Biccari, festeggia oggi un secolo di vita. Nacque il 17 settembre 1922 a Montefalcone di Valfortore, in provincia di Benevento. Cominciò a maturare la propensione ad impegnarsi per il prossimo sui banchi della scuola elementare, studiando la Storia. Fu però costretto ad abbandonare subito la scuola e i giochi quando, ad appena otto anni, dovette seguire a Biccari suo padre, che faceva il pastore.

Per aiutare la famiglia a sbarcare il lunario fu costretto egli stesso a lavorare. Fu assunto come… spaventapasseri: al seguito delle mandrie di pecore si occupava di proteggere gli agnelli dagli assalti dei corvi.

La sua vita è stata intensa ed appassionante come un romanzo. Durante la seconda guerra mondiale fece parte della sfortunata spedizione in Russia, e riuscì a sopravvivere alla ritirata che decimò le truppe italiane. Rientrato in patria, dopo l’armistizio dell’8 settembre venne arrestato dai Tedeschi e rinchiuso nel carcere di Peschiera, da cui riuscì a fuggire. Nuovamente catturato e processato, riuscì ad evitare la condanna a morte grazie ai buoni uffici di una suora, che aveva preso a benvolerlo.

Al ritorno in paese, si trovò costretto ad affrontare la fame e la miseria più nera. Lavorava a giornata come bracciante, e venne avviato alla politica dall’indimenticabile Pasqualino Pasqualicchio, medico di Troia, comunista, che sarebbe divenuto senatore.

Si iscrisse alla Cgil nel 1953, rendendosi subito protagonista di una battaglia cruciale per gli operai agricoli di Biccari: l’adeguamento dei salari locali a quelli pagati nel resto della provincia.

Da allora, non ha mai smesso l’impegno sindacale anche quando, per ragioni di lavoro, fu costretto a trasferirsi prima in Germania e poi a Milano. Salvo un breve periodo passato nella Confesercenti, la Cgil è stata sempre la sua casa e la sua bandiera.

La vita di Nicola D’Imperio è raccontata in un libro di Costantino Soccio, Semprevivo, Nicola D’Imperio, pubblicato dallo Spi Cgil nel 2009. Il volume, che si avvale della prefazione di Nicola Affatato, all’epoca segretario generale della Cgil di Foggia, e della consulenza storica e sindacale di Giovanni Novelli, allora segretario Generale dello Spi Cgil, viene pubblicato per la prima volta in edizione digitale dall’Archivio della Memoria Ritrovata, per festeggiare il centesimo compleanno di Nicola D’Imperio.

Potete sfogliarlo qui sotto, oppure scaricarlo a questo link.

Geppe Inserra

I favolosi anni Sessanta della Capitanata

I favolosi anni Sessanta della Capitanata

Un archivio ha senso se non si limita a custodire documenti, ma in qualche modo, li racconta. Così un archivio può diventare voce di una storia che vive e che pulsa. L’Archivio della Memoria Ritrovata dedicherà approfondimenti particolari ai documenti “narranti”, quelli che raccontano la storia, la nostra storia.
È il caso di Movimento bracciantile e trasformazioni in Capitanata nel decennio 60, tesi di laurea in Storia Contemporanea, che Michele Casalucci discusse nell’anno accademico 1978-1979 alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari, relatore il prof. Franco De Felice.
Il testo – inedito – è importante, perché rappresentò il primo, organico tentativo di leggere in modo sistematico i grandi processi di trasformazioni che videro protagonisti i braccianti di Capitanata, in quel decennio che si concluse con avvenimenti addirittura epocali per la storia civile della provincia di Foggia.
Il 1969 fu l’anno dell’occupazione dei pozzi di metano nel Subappennino Dauno, della grandiosa manifestazione che portò 30.000 persone a sfilare nel capoluogo dauno, della mobilitazione popolare che vide nascere comitati spontanei in tante città della provincia e, dulcis in fundo, della firma di un contratto dei braccianti che introdusse cambiamenti straordinari nelle relazioni sindacali nei campi.
Per la provincia di Foggia, gli anni Sessanta sono stati veramente favolosi. Hanno scandito la storia di un popolo che voleva cambiare le cose, che chiedevo lo sviluppo, e che per questo si mobilitò, scrivendo pagine straordinarie di partecipazione democratica e di impegno civile.
Abbiamo scelto di non pubblicare la tesi come documento unico. Lo faremo capitolo per capitolo, accompagnando ciascuno di essi con approfondimenti, relazioni con gli altri documenti dell’Archivio, per consentire una lettura più agile e utile.
Cominciamo dalla fine, pubblicando la cronologia 1960-69, molto puntuale e dettagliata che conclude la tesi.
Potete sfogliarla cliccando sulla foto oppure su questo link.

Lo Spi Cgil di Foggia presenta l’archivio della Memoria Ritrovata

Lo Spi Cgil di Foggia presenta l’archivio della Memoria Ritrovata

Sottrarre dall’oblio la storia del movimento operaio e bracciantile della Capitanata, ritrovandola e recuperandola non solo attraverso i documenti ufficiali, ma anche con gli strumenti della “storia pubblica”: fotografie, filmati, memoriali, testimonianze orali.
È questo il fine dell’Archivio della Memoria Ritrovata promosso dallo Spi Cgil della provincia di Foggia, in collaborazione con Auser Territoriale, Anpi e Fondazione Foa di Foggia, con il patrocinio di Spi Cgil Puglia, Cgil Puglia e Cgil Foggia.
L’iniziativa è stata presentata al pubblico durante un’affollata manifestazione che si è svolta nell’Auditorium della Camera del Lavoro. Raggiungibile all’indirizzo web https://memoriaritrovata.it, il sito dell’Archivio offre un’ampia documentazione fotografica, audiovisiva e documentale del lungo percorso per l’emancipazione del mondo del lavoro e per l’affermazione della democrazia che ha visto protagonisti il movimento sindacale e i partiti democratici della Capitanata.
Le unità documentali, definite “memorie”, sono il frutto del lavoro di digitalizzazione e catalogazione compiuto dai volontari dello Spi Cgil. Comprendono fotografie, raccolte fotografiche, risorse grafiche, video, documenti sonori, libri, documenti testuali e manoscritti.
Al momento sono presenti nell’archivio 2513 tra foto e immagini e 155 documenti in pdf. Dalla home page è possibile accedere alle diverse sezioni, alla pagina di ricerca e a due siti esterni, collegati all’archivio: “Le lotte popolari per il metano nel Subappennino Dauno” e il ricco database sui partigiani e gli antifascisti della provincia di Foggia allestito dall’Anpi.
Le “memorie” sono ricercabili per data, località, autore, contributore, soggetto, persone. Due sezioni particolari dell’Archivio sono dedicate a 16 percorsi tematici e ai “protagonisti”: le donne e gli uomini, non necessariamente “capi”, che si sono distinti per il loro impegno per il lavoro e per la democrazia.
L’Archivio non si limiterà a custodire le memorie, ma cercherà in qualche modo di raccontarle e diffonderle. A tal fine, la base di dati è affiancata da un blog, da un canale YouTube e da una pagina Facebook.
Tutti i materiali sono offerti con la licenza Common Creative: possono essere liberamente utilizzati, citando la fonte. È possibile contribuire all’archivio donando o mettendo a disposizione propri materiali e/o collaborando come volontari alle attività di digitalizzazione, catalogazione e redazione.
Si può contribuire iscrivendosi al sito oppure contattando una lega Spi Cgil o un circolo Auser.
Sono intervenuti alla presentazione, svoltasi davanti ad un pubblico folto, attento ed interessato, il segretario generale Spi Cgil Foggia, Alfonso Ciampolillo, che ha introdotto i lavori, il segretario generale della Cgil di Foggia, Maurizio Carmeno, il segretario generale Spi Cgil Puglia, Gianni Forte, il presidente della Fondazione Foa, Andrea Patruno. Ha concluso Francesco Palaia, responsabile nazionale del Progetto Memoria dello Spi Cgil.
A presentare il progetto è stato Geppe Inserra, che ha curato la costruzione dell’archivio, assieme ad Arturo Santarcangelo, webmaster, e a Matteo Carella, la cui collezione fotografica, interamente digitalizzata, rappresenta il nucleo fondante della base dati offerta ai visitatori.

La storia come bene pubblico. Spi Cgil Foggia inaugura l’Archivio della Memoria Ritrovata

La storia come bene pubblico. Spi Cgil Foggia inaugura l’Archivio della Memoria Ritrovata

Un archivio di “public history”, per recuperare e raccontare la grande storia del movimento operaio e bracciantile della Capitanata, che ha scritto pagine straordinarie nel lungo percorso del riscatto e dell’emancipazione del mondo del lavoro in Puglia e nel Mezzogiorno. Basato su un ricco patrimonio fotografico, documentale e multimediale, l’Archivio della Memoria Ritrovata è stato promosso dallo Spi Cgil della provincia di Foggia, in collaborazione con Cgil e Spi Cgil Puglia, Cgil Foggia, Auser, Anpi e Fondazione Foa. Il sito sarà on line a partire dal 30 maggio prossimo, all’indirizzo web https://memoriaritrovata.it. Verrà inaugurato durante una manifestazione pubblica che si svolgerà, sempre il 30 maggio, alle ore 17.00, nell’Auditorium della Camera del Lavoro di Foggia (via della Repubblica, 68), con gli interventi di Alfonso Ciampolillo, segretario generale Spi Foggia, Maurizio Carmeno, segretario generale Cgil Foggia, Gianni Forte, segretario generale Spi Puglia. Le conclusioni saranno svolte da Francesco Palaia, responsabile nazionale del Progetto Memoria dello Spi Cgil. A presentare il progetto sarà Geppe Inserra, che ha curato la costruzione dell’archivio, assieme a Arturo Santarcangelo, webmaster, e a Matteo Carella, la cui collezione fotografica, interamente digitalizzata, rappresenta il nucleo fondante della base dati offerta ai visitatori. Sezioni particolari dell’archivio sono dedicate alle lotte popolari per il metano, che negli anni Sessanta del secolo scorso infiammarono le popolazioni del Subappennino Dauno, ai protagonisti del movimento operaio e bracciantile, alle lotte per il lavoro. L’idea di fondo è che la storia è un bene pubblico, che va messo a disposizione della comunità come strumento di conoscenza del passato e di consapevolezza del presente. «L’inaugurazione del sito e dell’archivio – afferma il segretario generale Alfonso Ciampolillo – non è un punto d’arrivo ma piuttosto l’inizio di un percorso nel quale intendiamo coinvolgere tutti i depositari della memoria popolare e collettiva della nostra terra. Lavoreremo con le nostre leghe per reperire altra documentazione. La nostra idea è che un archivio è tanto più utile se è aperto: chiunque lo desideri può contribuire, mettendo a disposizione per la digitalizzazione i materiali di cui è in possesso.»

“C’ero anch’io su quel treno”

“C’ero anch’io su quel treno”

GIOVEDÌ 9 DICEMBRE 2021 LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI GIOVANNI RINALDI. CONVERSERÀ CON L’AUTORE GIANNI FORTE, SEGRETARIO REGIONALE SPI CGIL

Scrittore, ricercatore di storie orali, fotografo e documentarista antropologico particolarmente attento alle vicende delle classi subalterne, Giovanni Rinaldi ha dedicato molta parte delle sue ricerche ad approfondire una grande e non molto conosciuta storia di solidarietà e impegno sociale del Dopoguerra: i cosiddetti “treni della felicità”.

Erano questi i convogli che trasportavano i bambini poveri del Sud verso il Centro Nord, dove sarebbero stati ospitati per un certo tempo da famiglie non sempre abbienti, ma desiderose di dare aiuto ed assistenza ai meno fortunati. Per anni, Rinaldi ha rintracciato, ascoltato e intervistato i protagonisti di questa grande pagina di coesione e solidarietà quanto mai attuale, vista la persistenza del divario tra Nord e Sud e l’aggravamento della questione meridionale.

Tante singole vicende che compongono il racconto corale di un’Italia veramente unita. Le ricerche di Rinaldi sono state pubblicate nel libro “C’ero anche io su quel treno “ che verrà presentato giovedì 9 dicembre alle ore 17,00 nell’Auditorium della Camera del Lavoro, a Foggia, in via della Repubblica, 68. Il volume, pubblicato da Solferino, reca un sottotitolo quanto mai significativo: “La vera storia dei bambini che unirono l’Italia.”

La manifestazione è promossa dallo Spi Cgil della provincia di Foggia, in collaborazione con l’Auser Territoriale. Dopo l’introduzione del giornalista Geppe Inserra, presidente dell’Auser, interverrà il segretario generale del sindacato dei pensionati della Cgil, Alfonso Ciampolillo. A conversare con Giovanni Rinaldi sarà Giovanni Forte, segretario generale SPI CGIL Puglia.

La tragedia dell’Anic di Manfredonia

La tragedia dell’Anic di Manfredonia

Era una tranquilla domenica mattina di fine estate – il 26 settembre del 1976, quando, all’incirca alle 10, un tremendo boato terrorizzò Manfredonia.

Nello stabilimento dell’Anic era esplosa la colonna di lavaggio dell’anidride carbonica dell’impianto preposto alla produzione dell’ammoniaca. Dalla torre sventrata si sprigionò una nube tossica che in breve tempo si riversò nei campi circostanti e nel rione Monticchio, il più vicino alla fabbrica, ubicata a poche centinaia di metri dall’abitato.
I danni provocati alla salute degli operai, degli abitanti e dell’ambiente furono molto ingenti, non solo per l’incidente in quanto tale, ma anche per la scellerata decisione dei vertici aziendali di minimizzare quanto era accaduto.
Gli operai vennero fatti entrare regolarmente in fabbrica il giorno successivo e vennero adibiti alla pulizia dei micidiali residui lasciati dall’esplosione, a mani nude, senza alcuna protezione. Si verificò la moria di centinaia di capi di bestiame che avevano ingerito il veleno fuoriuscito dalla colonna esplosa. Le scorie vennero sotterrate, provocando l’inquinamento del suolo.
Il drammatico incidente provocò una svolta nella storia dell’industria e dell’economia di Manfredonia e della Capitanata. Da allora, niente fu come prima.

La deflagrazione frustrò le speranze di quanti avevano pensato che l’insediamento del petrolchimico potesse spianare la strada all’industrializzazione di Manfredonia e della Capitanata. Mise a nudo i limiti e le distorsioni di un modello di sviluppo fragile e contraddittorio, di cui proprio lo stabilimento sipontino era il simbolo più controverso.
Qualche anno prima, la decisione dell’Eni di localizzare ai piedi del Gargano uno stabilimento petrolchimico aveva suscitato polemiche feroci. In un articolo comparso nel 1967 sull’Espresso, dall’emblematico titolo L’ENI a Manfredonia: una ghigliottina per il Gargano, Bruno Zevi lo aveva definito “un atto masochistico”, tanto più che proprio l’Eni in quegli stessi anni aveva puntato molte carte sulla valorizzazione turistica del promontorio garganico costruendo il villaggio di Pugnochiuso, a Vieste.
L’Archivio della Memoria Ritrovata rende disponibile una galleria fotografica estratta dall’archivio dell’Unità. Alcune foto sono impressionanti: una mostra distintamente la colonna di lavaggio praticamente distrutta dalla deflagrazione; in un’altra si vedono gli operai preposti alle operazioni di decontaminazione.

Guarda la galleria fotografica di questo evento.

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