Gli eroi della Resistenza si raccontano. On line il memoriale dei Partigiani

Un memoriale per i Partigiani

Argante Bocchio, Carlo Orlandini, Giulia Re, Aimaro Isola, Teresa Vergalli, Bruno Segre. E tanti, tanti altri… Raccontano la loro scelta di vita, le battaglie sul campo, i rastrellamenti e le torture, gli arresti e le deportazioni.

Lo fanno con sincerità, con gioia e dolore, con la voce rotta dal pianto o dall’emozione, o con i sorrisi. Sono solo alcuni dei quasi cinquecento partigiani del Memoriale della Resistenza italiana che sarà on line dal 19 aprile sul sito www.noipartigiani.it.

Per la prima volta le voci e le testimonianze degli eroi della Resistenza saranno raccolte in una piattaforma on line. Un monumento virtuale che rende omaggio ai Partigiani che ci hanno consegnato l’Italia libera e democratica che conosciamo. Ma anche uno strumento didattico per le scuole e una fonte di conoscenza per chiunque voglia approfondire le ragioni e gli ideali che spinsero tanti giovani a rischiare la vita per la libertà di tutti. Percorsi di vita, le ragioni, emozioni, che non si possono leggere in nessun libro di storia.

Il Memoriale, promosso dall’Anpi (Associazione nazionale partigiani) e sostenuto dal sindacato pensionati della Cgil, è il frutto del lavoro, durato oltre due anni, di numerosi volontari coordinati da Laura Gnocchi e Gad Lerner che hanno incontrato circa cinquecento partigiane e partigiani e gli internati militari italiani ancora in grado di raccontare la loro scelta di gioventù. Tra di loro c’è anche chi ha più di cento anni.

Non si tratta di un monumento celebrativo. Piuttosto di una grande operazione culturale per rinnovare nel tempo la consapevolezza che la Resistenza costituisce un passaggio decisivo per la costruzione della convivenza civile e per instillare nella coscienza di tutte le italiane e gli italiani l’imprescindibilità dei valori di libertà, umanità e giustizia.

Storie di coraggio straordinario e tenacia, storie di sacrifici e di voglia di giustizia. Quelle che i partigiani ci raccontano sono scelte di rivolta e di generosità durante i venti mesi terribili che vanno dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945. Il memoriale contiene una sintesi delle loro esperienze, armate e disarmate; la ricostruzione di importanti fatti storici; episodi di eroismo spesso inconsapevole; sofferenze e atrocità subite; la rappresentazione d’insieme delle varie anime della Resistenza e delle condizioni sociali e culturali in cui sono maturate.

Il 25 aprile

“L’Italia tutta deve loro riconoscenza”, ha detto Gad Lerner durante la conferenza stampa di presentazione che si è tenuta stamattina. “Questo memoriale è per loro, per tutti coloro che hanno messo a repentaglio la propria vita in nome della libertà”. Lerner ha sottolineato come fosse assolutamente importante che il memoriale venisse messo on line per il 25 aprile: “Bisogna ricordare che è una festa nazionale di tutti gli italiani, nata nel 1946, prima della nascita della Repubblica, per decreto regio firmato da Alcide De Gasperi. E questo dà la cifra di come sia assurdo che nel nostro paese ci sia chi ancora rifiuta il 25 aprile come festa nazionale”.
Lerner inoltre ha sottolineato come sia importante continuare a far conoscere la storia dei partigiani nelle scuole, innanzitutto, e anche sui luoghi di lavoro, dove i partigiani, ormai troppo anziani, non possono più andare di persona. “Ma il progetto è anche un contributo importante per la ricerca storica”, ha concluso Lerner.

Il valore della memoria

Gli ha fatto eco lo storico Giovanni De Luna, intervenuto durante la conferenza stampa. “Molti eventi vengono illuminati da queste testimonianze e ciò rappresenta un’occasione unica per la ricerca storica. E poi ci sono oggetti storiografici significativi come il protagonismo delle donne e degli operai. E tanti altri temi che queste testimonianze consegnano ai percorsi della ricerca storica”. De Luna ha sottolineato anche l’importanza del progetto per il presente: “La memoria della Resistenza non è stata sempre uguale ed è stata scandita dalle varie fasi della storia repubblicana. Pensiamo alla memoria degli anni Sessanta e Settanta, una memoria militante come dimostra per esempio il film di Liliana Cavani, La donna nella Resistenza. Questa invece che vediamo qui in questo memoriale è quella esistenziale, della vecchiaia, dei bilanci. E c’è un dato significativo che accomuna tutte le testimonianze: la Resistenza viene considerata da tutti come il punto più alto della propria biografia“, dice De Luna. Un caposaldo attorno a cui tutti hanno organizzato i propri ricordi. “Siamo di fronte a una vera e propria religione civile che può essere inserita dentro un patto di cittadinanza che trova il suo fondamento dentro i valori della Resistenza“, ha concluso lo storico.

Il ruolo delle donne

C’è chi racconta il momento in cui ha capito per la prima volta da che parte stare. Chi ripercorre la notte che precedette la deportazione. Chi ricorda quando imbracciò le armi. Chi narra di arresti e deportazioni, di rastrellamenti e rappresaglie, di torture e battaglie in montagna. Chi racconta le missioni da staffetta, rischiando la vita per superare tante volte pericolosi posti di blocco.

E proprio sul ruolo delle donne si sofferma Laura Gnocchi, curatrice del progetto insieme a Gad Lerner: “Sono molto toccanti le testimonianze delle donne che furono staffette e partigiane. Vale la pena ricordare ciò che diceva Lidia Menapace, cioè che senza le donne non ci sarebbe stata la Resistenza“. Gnocchi ricorda come all’epoca fossero tutti molto giovani. “Nelle testimonianze raccolte si parla di vicende davvero eroiche”, ha detto Gnocchi. “Ci sono storie drammatiche, di grande sofferenza, eroismo, storie di torture, violenze, deportazioni. Ma c’è anche chi racconta come finisca tra i Partigiani quasi per caso“.

Il ponte intergenerazionale

“Il memoriale è un unicum di straordinario interesse per docenti, studenti e ricercatori”, ha detto Gianfranco Pagliarulo presidente dell’Anpi, ricordando come il progetto fu fortemente voluta dalla presidente Carla Nespolo che ci ha lasciato pochi mesi fa. “I ragazzi del 43-45 ci stanno piano piano lasciando. Perciò era così importante fermare la loro testimonianza. Erano i ragazzi ‘della radio’. Che ora parlano ai ‘ragazzi del web’. Un ponte intergenerazionale che l’Anpi e lo Spi Cgil vogliono sostenere e promuovere.

E proprio sul dialogo tra generazioni dedica la sua riflessione il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti, intervenuto alla presentazione di stamattina. “Oggi più che mai bisogna recuperare un rapporto intergenerazionale anche perché troppi rigurgiti fascisti e antidemocratici si stanno manifestando nel nostro paese. Attraverso queste memorie e queste esperienze dobbiamo arrivare alle nuove generazioni”, ha detto Pedretti. “Il memoriale è un’importante ricostruzione delle lotte di queste persone che ci hanno regalato la democrazia”, ha concluso Pedretti, sottolineando come la Cgil abbia avuto un ruolo fondamentale nella battaglia della Resistenza.

Il museo nazionale della Resistenza

Il memoriale è il primo mattone del museo nazionale della resistenza in costruzione a Milano. E proprio al museo nazionale ha fatto riferimento il ministro della cultura Dario Franceschini, che per l’occasione ha inviato un video messaggio: “Lo Stato italiano ha deciso di creare un museo nazionale della Resistenza, un luogo che dovrà tenere in rete tutti i luoghi che hanno conservato le storie locali della guerra di Liberazione. Proprio per questo Noi partigiani è una tappa importante. Una grande conservazione della memoria. Sono certo che si tramanderà per generazioni e generazioni, perché anche i più giovani in futuro possano sapere come si è costruita la libertà nel nostro paese”, ha concluso il ministro.

tratto da “https://www.libereta.it

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