Di Vittorio Giuseppe

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Giuseppe Di Vittorio, nato a Cerignola l’11 agosto 1892, è stato certamente il maggiore dirigente sindacale italiano del XX secolo. Orfano a otto anni del padre, Peppino conobbe subito la durezza dello sfruttamento del lavoro bracciantile e dette inizio al suo impegno politico: a 13 anni era nel direttivo della Lega dei contadini, a 16 fondava il Circolo giovanile socialista di Cerignola. In dissenso con la politica della Confederazione del lavoro, aderì al sindacalismo rivoluzionario, di cui divenne un dirigente nazionale.
Nel 1914 fu alla testa dei moti della “settimana rossa” di Bari. Fuggito in Svizzera, si sottopose, da autodidatta, a rigorosi studi. Nel 1915, tornato a Cerignola partì per la Grande guerra. Gravemente ferito Sull’Altipiano dei Sette Comuni nel 1916, dopo la guarigione fu internato come “sovversivo” prima a Roma, poi a La Maddalena e a Palermo e, infine, per un anno e mezzo, in Libia.
Nel 1919 tornò a dirigere la Camera del lavoro di Cerignola e poi quella di Bari.
Negli anni dello squadrismo fascista nell’aprile del 1921, venne arrestato e finì in carcere a Lucera. Presentato candidato al Parlamento dal PSI fu eletto deputato. Aderì nel 1924 al Partito comunista. Nel 1925 fu di nuovo arrestato. Rilasciato nel 1926, per sfuggire alle Leggi eccezionali espatriò clandestinamente, con una condanna a 12 anni di reclusione. Dal 1928 al 1930 Di Vittorio fu a Mosca. Poi passò in Francia e organizzò a Parigi la Confederazione generale del lavoro, spendendosi per l’organizzazione del movimento antifascista tra gli emigrati italiani.
Partecipò alla guerra civile spagnola come commissario politico della XI Brigata Internazionale. Fu ferito a Guadalajara e tornò in Francia, dove diresse il quotidiano La Voce degli Italiani.

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1947-1958

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Matteo Carella

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Roma

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