A Cuneo il Di Vittorio di Marcello Colopi

Dopo il successo ottenuto dalla prima nazionale di Roma (11 novembre scorso alla Sala Fellini di via Alibert, ad iniziativa dell’Osservatorio Placido Rizzotto) prosegue il viaggio dello spettacolo teatrale scritto e interpretato da Marcello Colopi sulla celebre lettera che il giovane Giuseppe Di Vittorio scrisse al conte Giuseppe Pavoncelli per restituirgli un cesto natalizio che questi gli aveva regalato.

La piece sarà in scena il 5 marzo al Teatro Magda Olivero di Saluzzo, in provincia di Cuneo. La rappresentazione è promossa dalla Cgil di Cuneo, dalla Flai e dall’Osservatorio Placido Rizzotto.

Intitolato La dignità, lettera di Giuseppe Di Vittorio, lo spettacolo, che si avvale della colonna sonora e del suggestivo accompagnamento musicale di Antonio Placentino, racconta la storia del fortunato rinvenimento della lettera rimasta per decenni nel cassetto fino a quando un erede della famiglia Pavoncelli non la consegnò a Giovanni Rinaldi, all’epoca direttore di Casa Di Vittorio.

È la sera del 24 dicembre 1920 quando a casa Di Vittorio viene consegnato alla moglie Carolina un cesto natalizio pieno di ogni “ben di dio” inviato dal nobile e potentissimo Pavoncelli. Di Vittorio, “Peppino” per tutti, aveva allora 28 anni, aveva sposato Carolina il 31 dicembre dell’anno precedente, era un bracciante, ma anche la guida indiscussa del movimento dei lavoratori della terra.

Rientrato a casa, Peppino rimane sorpreso di quell’inaspettato dono e quella sera stessa scrive una lettera, indirizzata all’amministratore dell’azienda Pavoncelli, comunicandogli di non poter accettare il dono natalizio, perché è “uomo politico attivo, un militante”, a dimostrazione non solo dell’intima coscienza della propria onestà, ma anche dell’esigenza di una “onestà esteriore”. E con estrema lucidità esige che il ritiro venga fatto dalla stessa persona inviata per la consegna.

La narrazione di Marcello Colopi è lucida e coinvolgente. Non solo colloca il rinvenimento della lettera nella febbrile e feconda attività di ricercatore di Giovanni Rinaldi, ma da essa trae lo spunto per riflettere sulla Cerignola di oggi e sui tanti luoghi comuni che ne offuscano l’immagine. È un potente invito a ritrovare la dignità che nel lontano 1920 manifestò il giovane Di Vittorio.

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